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Rutelli lo chiede a Fini: il coraggio di cambiare

"Fini abbia coraggio, venga con noi"

Rutelli: «Fini abbia coraggio, venga con noi»
«Contro la destra e contro la sinistra per un nuovo Polo che diventi maggioranza»
Onorevole Rutelli, lei oggi a Parma presenta il suo nuovo partito «Alleanza per l'Italia». A quelli che si fossero persi le ultime puntate delle vicende politiche italiane, vuole spiegare perché ha scelto di lasciare il Pd?
Il Pd è tornato sulle orme del Pds. E' entrato in Europa coi socialisti, che sono in crisi nera. Non è il mio partito, quello per cui abbiamo sciolto la Margherita, per far nascere una nuova cultura politica competitiva nel centro della società italiana. E' normale che in un partito di sinistra rientrino coloro che andarono
verso Rifondazione. Io non posso che riprendere la mia strada. Senza astio, con dispiacere. Ma anche con l'entusiasmo di chi pensa di fare la cosa giusta .
AI centro c'è già I'Udc di Casini. Matrimonio in vista fra i due partiti?
Per ora abbiamo dei colloqui romantici . . . E' chiaro che c'è molto in comune, e vogliamo costruire qualcosa di più grande e importante. Alleanza per l'Italia non è un partito in più: ci uniremo anche con altri, per creare un nuovo Polo che potrebbe diventare di maggioranza in pochi anni, di fronte alle crisi della sinistra e della destra.

14/12/2009
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Rutelli: unità nazionale per salvare il paese

UNITA' NAZIONALE PER SALVARE IL PAESE

02/12/2009
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"LASCIO IL PD E ADERISCO AD ALLEANZA PER L'ITALIA"

Ho preso la decisione di uscire dal Partito Democratico ed aderire ad "Alleanza per l'Italia", la nuova formazione politica lanciata da Lorenzo Dellai, Francesco Rutelli, Bruno Tabacci ed altri promotori tra cui il sottoscritto. E' stata una decisone molto sofferta perché sancisce, dal mio punto di vista, il fallimento di una scommessa, quella del PD come partito che avrebbe dovuto portare una boccata di aria fresca e di novità nel panorama del centrosinistra italiano ed europeo. La collocazione culturale e politica del PD va, invece, sempre più chiaramente configurandosi come la prosecuzione della storia del PCI, PDS, DS e la scelta di entrare nel gruppo del Partito Socialista Europeo ne è stata la naturale evoluzione. Questa collocazione è rispettabile ma, secondo me, allontana il partito dal consenso di tutti quei cittadini, e sono tanti, che non vanno più a votare perché alla ricerca di un soggetto politico moderato e riformatore, che, anziché persistere in questo bipolarismo caratterizzato dallo scontro e dalla delegittimazione continua degli avversari, ponga di nuovo al centro della sua prospettiva il senso dello Stato, il rispetto delle istituzioni ed il confronto con gli avversari su progetti e proposte precise, alla ricerca di quel bene comune che oggi la politica pare avere perso di vista.

On. Marco CALGARO

11/11/2009
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ENRICO LETTA: "INGENEROSO, STA PICCONANDO IL PD".

Onorevole Letta, Rutelli se ne va dal Pd e dice che il vostro partito è come il Pds. A suo giudizio lo dimostrano le file organizzate di pensionati Cgil alle primarie. «Sono rimasto abbastanza allibito di fronte a quelle frasi. Gasparri e Cicchitto hanno commentato le primarie del Pd con le stesse parole. Trovo che questo sia un atteggiamento ingeneroso nei confronti dei 3 milioni di italiani appassionati di politica che hanno votato alle primarie». Rutelli ha detto anche che il Pd è un Pds con molti indipendenti di centrosinistra. «Già: è stato ingeneroso anche nei confronti di Franceschini che alle primarie ha preso un milione di voti su tre, oltre che nei riguardi di Rosy Bindi e del sottoscritto che alle primarie precedenti, quelle di Veltroni, prendemmo insieme il 25 per cento. Si sta parlando di tre persone che ci hanno messo la faccia, che hanno rischiato e preso voti. Insomma, io rispetto profondamente la decisione di Rutelli ma non condivido le argomentazioni e la tempistica che ha seguito per andarsene».

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LETTA: "DIAMO UNA SPONDA A FINI CONTRO IL PREMIER".

«È in corso uno scontro istituzionale molto grave. Il Pd non può semplicemente assistere dell'esterno, come uno spettatore». Perché altrimenti, dice Enrico Letta, «nella nuova fase che si apre rischiamo di farci trovare ai margini del sistema politico».
Nuova fase?
« È evidente che siamo all'imbrunire del Berlusconismo. Può anche volerci ancora un tempo lungo, ma è chiaro a tutti che il 'dopo' comincia adesso. E noi dobbiamo essere tra quelli che riescono a giocare la partita al centro della scena, per riuscire a trasformare il Pd da opposizione ad alternativa di governo».
Le prime mosse?
«Serve un Pd più forte e poi dobbiamo lavorare per costruire un rapporto con l'UDC e nell'immediato offrire una sponda istituzionale a Fini».

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