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ENRICO LETTA: "NEL 2010 L'ALLEANZA PD-UDC ANCHE LELLE REGIONI ROSSE".

L'altra volta partecipò al congresso-celebrazione con un ruolo assegnato, quasi da sparring partner. Stavolta Enrico Letta è in prima fila, accanto a quel Pierluigi Bersani con il quale ha sempre registrato una particolare sintonia. Ma ora è battaglia vera. «È la vera partenza del Pd. Quella precedente è stata una falsa partenza. I gruppi dirigenti di Ds e Margherita si erano messi d'accordo su un candidato unitario, e poi è più facile costruire un nuovo partito stando all'opposizione che stando al governo. Possiamo lavorare sul lungo periodo».

Il segretario Dario Franceschini dice che con Bersani finirebbe il bipolarismo. Si sente così poco bipolare?
«Trovo sbagliato quell'argomento e trovo sbagliato che il segretario caricaturizzi così le posizioni del suo principale concorrente. Semplicemente perché non è vero che la linea di Bersani sia quella di tornare alla prima repubblica. Vogliamo solo un partito che all'interno di un sistema bipolare costruisca delle alleanze».

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TROPPA PSICANALISI SUL CAPITALISMO.

Per interpretare il modello di capitalismo che si è configurato negli ultimi due decenni del Novecento e si è fondato sulla dilatazione dei confini dell'economia internazionale lo si pone convenzionalmente in contrasto con quello precedente, uscito dalla Seconda guerra mondiale. Si rappresenta dunque spesso, per convenzione, il primo come la conseguenza della destrutturazione del secondo: laddove le economie erano ancora prevalentemente chiuse entro le frontiere nazionali, è subentrato un processo di crescita basato sull'abbattimento delle frontiere. Dove esistevano precisi sistemi di regole codificate è sopraggiunta una tendenza radicale alla deregolamentazione. In sostanza, a un ordine economico incardinato su istituzioni che prevedevano una disciplina dei codici di comportamento si sarebbe sostituita una condizione generalizzata di liberalizzazione dei rapporti economici.|

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ENRICO LETTA: "A OTTOBRE LA NOSTRA ULTIMA CHANCE. IL PD PUO' VINCERE SOLO CON L'UDC".

«Io con il candidato in continuità col Pci-Pds-ds? Ma se Cofferati dice che appoggia Franceschini perché è più di sinistra di Bersani!». Enrico Letta non ha dubbi: «Bersani parte dalla discontinuità con questi 20 mesi, dopo due sconfitte non vedo come si possa fare diversamente».
Perché non si è candidato?
«Non era il momento della testimonianza. Questo congresso è l'ultima occasione per il Pd. Abbiamo toccato il fondo, quel 26% non è sotto il fondo solo per la festa di Casoria che ha limitato la nostra emorragia e tolto voti al premier».

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CALGARO: "SE E' UN'ANAGRAFE NON SONO DI CERTO CONTRARIO".

«Chi pensa che come cattolico del Pd sia contro al testamento biologico sbaglia». Parola di Marco Calgaro, medico, ex vicesindaco di Torino, deputato e consigliere comunale dei Democratici.
La sinistra teme che finisca come sulle narcosale: alla fine farete mancare l´appoggio alla proposta Welby-Englaro?
«Se si tratta della creazione di un anagrafe di testamenti per sensibilizzare sul tema perché dovrei essere contrario. Piena disponibilità a discutere, senza però farci dire a priori quale debba essere la nostra linea».
E la sua linea qual è?
«Che il testamento biologico è necessario. L´attuale proposta del Pdl mi trova contrario perché fumosa. Sono convinto che in una situazione di paziente terminale il medico debba avere la possibilità, sentiti i parenti, di considerare la sospensione dell´alimentazione, ma non dell´idratazione».
Anche in caso di stato vegetativo?
«No. Questo va escluso. Se c´è un dubbio che si possa recuperare la persona non si può interrompere alimentazione e idratazione».
Come nel caso di Eluana?
«Esatto. La causa della morte di Eluana non è stata la malattia, non era un paziente in fase terminale».

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GIUSEPPE BERTA: "I DEBOLI SOFFRONO DI PIU'".

Da più parti si è detto in questi mesi che l'Italia ha retto meglio di altri Paesi all'urto con la crisi globale. Merito, si è aggiunto, di alcune delle nostre specificità nazionali, che ci differenziano dalla struttura economica predominante nelle grandi realtà occidentali. Un sistema del credito non ancora uniformemente concentrato e legato invece ai circuiti locali, da un lato, e, dall'altro, un mondo della produzione articolato soprattutto in imprese di dimensioni ridotte sono apparsi come elementi capaci di assorbire almeno parzialmente l'onda di piena della crisi. Man mano che la recessione prolunga i suoi effetti nel tempo, tuttavia, questi stessi fattori rischiano di subire un danno crescente. Si avverte il fondato pericolo che i tempi lunghi della crisi aggravino lo stato di difficoltà della nostra economia e facciano emergere dei motivi di fragilità difficili da contrastare.

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