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POLITICI CATTOLICI, APPELLO PER IL BENE COMUNE.

I politici cattolici mettano al centro «il bene comune» dell'Italia, affrontando cioè la crisi economica, valoriale e culturale: lo si legge in un appello firmato da un gruppo di esponenti cattolici di Pd, Pdl, Udc e Lega (da Paola Binetti a Emanuela Baio, da Luigi Bobba a Marco Calgaro, da Pier Ferdinando Casini a Carlo Casini, da Rocco Buttiglione a Luisa Santolini, da Luca Volontè a Magdi Allam, da Isabella Bertolini a Laura Bianconi, da Elisabetta Gardini a Barbara Saltamartini e a Massimo Polledri, fra gli altri). «La crisi valoriale, economica e culturale che investe la nostra società - scrivono - esige una assunzione di maggiore responsabilità dai parlamentari che si ispirano ad un forte senso della democrazia e ad una profonda fedeltà alle proprie radici e tradizioni cristiane» (...).

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ENRICO LETTA: "COME ANTICHI SCALPELLINI DISEGNIAMO IL FUTURO".

C'è chi ne sminuisce la portata e chi rivendica di averla prevista per tempo. Chi rispolvera vecchi paradigmi e chi ne teorizza di originali per definire un nuovo modello di capitalismo. Oppure c'è semplicemente chi aspetta che l'onda defluisca, illudendosi che prima o poi tutto tornerà come prima. A ciascuno la sua idea della crisi: pochi punti fermi, tante voci, molta incertezza. Quale che sia la diagnosi più calzante, non v'è dubbio che essa sia ormai al centro dell'agenda internazionale. Pochi giorni fa, in occasione del Festival dell'Economia di Trento, di crisi si è discusso in decine di appuntamenti pubblici animati e interessanti. Come è stato possibile non mettere un freno al turbocapitalismo degli anni scorsi? Chi è il responsabile di questa degenerazione? Quali scenari dobbiamo attenderci? Gli interrogativi e le risposte sono ovviamente moltissimi. Su un punto, tuttavia, a Trento come nel resto del dibattito pubblico, sembra registrarsi una sostanziale condivisione: per superare la crisi c'è bisogno di fiducia. Fiducia come ottimismo, con tutto ciò che questa interpretazione comporta in termini di aspettative di vita e di consumo. Ma fiducia anche e soprattutto come coesione, come elemento fondante - insieme al concetto dell'autorità e al valore delle regole - di quello che comunemente viene definito "capitale sociale".

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LO STRANO DOCUMENTO CHE HA SPACCATO I MEDICI.

Non aveva carattere dirompente, ma solo di moderato dissenso rispetto al disegno di legge Calabrò, il testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) aveva predisposto in maggio - attraverso i lavori del Forum di bioetica - in vista del Consiglio nazionale di tutti i presidenti degli Ordini provinciali in programma a Terni la scorsa settimana. Ma a capovolgere le carte in tavola è stato il documento - poi approvato - che è comparso sabato mattina. Un testo ignoto alla grande maggioranza dei presidenti degli Ordini che invece operava una netta scelta di campo per l'assoluta autonomia delle volontà del paziente anche in vista di un possibile rifiuto della nutrizione da parte di una persona in stato vegetativo attraverso le Dat, cui il medico potrebbe opporre solo la personale obiezione di coscienza.

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ENRICO LETTA: "IO IN CAMPO PER BERSANI SE LASCIA LA SOCIALDEMOCRAZIA".

Enrico Letta sta girando l' Italia per la campagna elettorale in vista dei ballottaggi: giovedì sera Milano, l' altro ieri Cinisello Balsamo, ieri Fidenza e Parma. Sono giorni in cui molti guardano a lui per il futuro del Pd, e Marco Follini gli chiede esplicitamente di candidarsi alla guida del partito. Dice però Letta: «Se viene archiviata la socialdemocrazia, come hanno fatto gli elettori europei, e se la sua candidatura si appoggia a una nuova generazione, sono pronto con le mie idee a scendere in campo a sostegno di Pierluigi Bersani». Non come vice, a ricostruire un tandem come quello tra Veltroni e Franceschini. «Ho sempre pensato che il ticket non sia una cosa saggia. In un partito nuovo, che ha bisogno di amalgama, non ha senso indicare un leader che venga dall' ex partito maggiore e un numero 2 che venga dall' ex partito minore. Non sono alla ricerca di posti. Ma intendo dare un contributo di idee». Le idee esposte nel suo ultimo libro, Costruire un cattedrale, anticipato dal Corriere due mesi fa.

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GIUSEPPE BERTA: "IL CROLLO DEL PD NON MI SORPRENDE".

«Il crollo del Pd non mi stupisce. È la logica conseguenza di un progetto inesistente, l´effetto di un logoramento per un partito lontano da tutto, senza personalità e senza proposte politiche». Giuseppe Berta, docente della Bocconi e presidente di «Torino internazionale», dice queste cose con voce chiara, convinta.
Professore, non la stupisce nemmeno che la Lega sia diventato il terzo partito del Piemonte?
«Mi colpisce notare che la Lega oggi è più forte nel Nord Ovest che nel Nord Est. Ma oggi la Lega è davvero un partito con radici popolari. Dà voce e combatte sventolando questo vessillo anche se poi in realtà fa politiche che non esistono. Usa toni alti, ma questo suo alzare la voce non ha effetti pratici, non sposta nulla. Pura retorica che però soddisfa la piazza».

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