ENRICO LETTA: "RIFORME, E' IL MOMENTO DI SCELTE IMPEGNATIVE".

Caro Direttore, gli ultimi dati sul debito pubblico hanno tolto i residui alibi rimasti. Chi pensava che bastasse solo aspettare che la crisi venisse risolta da quegli stessi americani che l' avevano scatenata, per ricominciare come prima, deve arrendersi all' evidenza delle cifre. Nei due anni 2009-2010, come nel gioco dell' oca, torniamo alla casella di partenza. Al 1994. Il debito era al 120 per cento del pil allora e ci ritorna ora: 14 anni di sacrifici spazzati via in un solo biennio di crisi di crescita. L' appello di Francesco Giavazzi, «L' occasione delle riforme», pubblicato sul Corriere del 23 aprile, è quindi non solo giusto, ma soprattutto non rinviabile. Deve diventare il nostro «Tina», There Is No Alternative. E perché questo accada l' opinione pubblica ne deve essere coinvolta e la politica deve fare passi in avanti coraggiosi. Molti minimizzeranno il dato disastroso sul debito pubblico dicendo che anche gli altri stanno facendo lo stesso.

Non è un argomento serio. Il nostro problema non è solo il 120 per cento in sé, che rimane comunque il terzo debito pubblico al mondo senza che, però, siamo la terza economia al mondo. Il problema è quello del gioco dell' oca. Quattordici anni di finanziarie, di tagli e di sacrifici ci hanno consentito alla fine solo piccolissimi passi in avanti se confrontati con il brusco ritorno alla casella di partenza, conseguenza di soli pochi mesi di crisi. Quattordici anni e otto ministri dell' Economia cancellati in pochi mesi. Il punto chiave è il dato della crescita. Solo con tassi di sviluppo elevati riusciremo a gestire anche la vicenda del debito. Ma negli stessi quattordici anni abbiamo sempre avuto una crescita più bassa degli altri Paesi europei. È quindi necessario riaprire il capitolo delle riforme strutturali per poter togliere le zavorre che ci impediranno di crescere a un ritmo sufficiente quando la crisi sarà finita. Ma le riforme strutturali, oltre ad essere di per sé difficili da completare, sembrano addirittura un' altra delle vittime della crisi. Almeno in Italia. Solo parlarne è diventato un tabù. Di questi temi, come annuncia Maurizio Lupi, vuole occuparsi l' intergruppo per la sussidiarietà con una serie di iniziative che raggiungano risultati concreti, come già accaduto in passato sul tema del 5 per mille. È importante che proprio in questi giorni Bankitalia, in linea con le parole spesso ripetute dal governatore Mario Draghi, abbia rilanciato la necessità di riforme strutturali, a partire da quelle per rafforzare mercato e concorrenza. Il pensiero dominante è diviso tra la teoria dell' ombrello e quella della tettoia. Chi dice che siccome ora grandina bisogna solo aprire l' ombrello e aspettare - è questa, purtroppo, la tesi prevalente nel governo - che smetta di piovere per affrontare le questioni strutturali. E chi pensa che basti aggiungere una tettoia. Magari fatta abusivamente e indebitandosi ulteriormente. Entrambe tesi sbagliate. Perché l' ombrello è bucato e perché non basta un aggiustamento. Qui si tratta di condividere e varare riforme strutturali impegnative. Tra tutte, forse la priorità va data a quelle in grado di spostare la centralità del welfare italiano dal maschio adulto alla persona. Il welfare di oggi dimentica i giovani e le donne ed è una delle cause del disastroso tasso di natalità del Paese. E un Paese che non vuole figli è un Paese che non vuole futuro. D' altronde, anche qui sono le cifre che parlano. La spesa sociale italiana nel suo complesso è pari alla media europea. Il problema è come noi italiani spendiamo questo 25 per cento del pil. Quasi tutto se ne va in pensioni e sanità. La somma di queste due voci, che negli altri Paesi europei è circa i due terzi del totale della spesa sociale, da noi è quasi i nove decimi. La conseguenze è che tutte le politiche «attive» a favore delle donne, dei giovani, delle famiglie, della lotta alla povertà, della natalità, della non autosufficienza e della disabilità sono da noi finanziate con meno della metà di quanto capita nel resto d' Europa. Spostare quindi i pesi tra le diverse voci del welfare italiano è la riforma strutturale più necessaria. Quel che è certo è che questo è il momento di «costruire cattedrali» che durino nel tempo, il momento di scelte impegnative e radicali. La vicenda della Fiat e del suo futuro americano che Giavazzi pone al centro della sua riflessione sono l' esempio di ciò che si può realizzare, con coraggio e idee chiare in questo tempo di crisi.

Letta Enrico

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