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«Il crollo del Pd non mi stupisce. È la logica conseguenza di un progetto inesistente, l´effetto di un logoramento per un partito lontano da tutto, senza personalità e senza proposte politiche». Giuseppe Berta, docente della Bocconi e presidente di «Torino internazionale», dice queste cose con voce chiara, convinta.
Professore, non la stupisce nemmeno che la Lega sia diventato il terzo partito del Piemonte?
«Mi colpisce notare che la Lega oggi è più forte nel Nord Ovest che nel Nord Est. Ma oggi la Lega è davvero un partito con radici popolari. Dà voce e combatte sventolando questo vessillo anche se poi in realtà fa politiche che non esistono. Usa toni alti, ma questo suo alzare la voce non ha effetti pratici, non sposta nulla. Pura retorica che però soddisfa la piazza».
Anche a Torino dove sfiora ormai il 10 per cento: quale sarà l´effetto più immediato di questa crescita?«La richiesta sempre più pressante a Berlusconi di poter governare una grande regione e stavolta il premier non potrà sottrarsi. Escludendo Lombardia e Veneto sarà molto probabilmente proprio il Piemonte il terreno di conquista offerto alla Lega».Dunque Cota opposto a Bresso nel 2010. Ma sarà davvero la presidente a correre per il centrosinistra?«Mi sorprenderebbe accadesse il contrario. Oggi Bresso rappresenta uno dei volti politici del Piemonte, come si fa ad escluderla? E poi per fare spazio a chi? Tra l´altro Chiamparino ogni volta che lo vedo conferma che non ha alcuna intenzione di correre per la Regione».Il Pdl si conferma primo partito in Piemonte ma perde ancora una volta la sfida di Torino. Dov´è l´errore?«La Porchietto ha sbagliato la campagna. O meglio, da lei mi sarei aspettato davvero un segnale di rottura, di differenziazione. Candidata come rappresentante della società civile, ha finito per appiattirsi ai toni e ritmi della campagna politica tradizionale».Anche Michele Vietti esce ammaccato se non sconfitto dall´esperienza. Puntava a un ruolo di ago della bilancia, ma ha preso due punti in meno rispetto a quello raccolti dall´Udc alle Europee. Tramonta anche la sua possibile candidatura a sindaco nel 2011?«Sinceramente vedo meglio una candidatura di Vietti alla Regione che al Comune. Torino ha un´identità di centrosinistra, difficile immaginare tra due anni una sfida per il municipio tra Ghigo e il leader Udc. C´è una parte di sinistra che non accetterà mai una simile candidatura. L´ipotesi invece ha più chance a livello regionale. Un qualcosa di simile a Dellai in Trentino».C´è chi indica tra i colpevoli della sconfitta anche Chiamparino. Condivide?«Ripeto, la sconfitta del Pd ha altre spiegazioni. Chiamparino ha commesso due errori, ma nel passato. Il primo quando ha rinunciato nel 2007 a candidarsi segretario del partito in alternativa Veltroni. Avrebbe perso, ma con dignità, creandosi una base. Il secondo pochi mesi fa quando ha accettato di rappresentare il Nord nella scialba segreteria di Franceschini, ma di fatto non ci è riuscito. Cofferati lo prova. Doveva imporsi di più, chiedendo di scegliere lui i candidati per quest´area. Il contrasto è il bello della politica come diceva Gobetti, ma nel Pd nessuno sembra ricordarselo».Il villaggio di Asterix è stato definitivamente espugnato?«Io credo che nel 2008 si sia conclusa l´esperienza di Alleanza per Torino che aveva portato Castellani al vertice del Comune. Questa crisi ha cambiato i motori della nostra società. Ora occorre saldare la sinistra con qualcos´altro. Qui può provarci proprio Chiamparino. Piuttosto che stare a divinare sul suo futuro, sarebbe meglio lavorare per convincerlo a impiegare il suo prestigio e la sua forza di persuasione a creare una nuova coalizione urbana, magari anche regionale».Dove l´Udc prenda il posto della sinistra radicale?«Ecco, questo è proprio l´errore da evitare. Non si deve ragionare per etichette politiche. Si devono gettare le basi di una nuova alleanza sociale. I partiti verranno dopo».(p.p.l.)