LO STRANO DOCUMENTO CHE HA SPACCATO I MEDICI.

Non aveva carattere dirompente, ma solo di moderato dissenso rispetto al disegno di legge Calabrò, il testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) aveva predisposto in maggio - attraverso i lavori del Forum di bioetica - in vista del Consiglio nazionale di tutti i presidenti degli Ordini provinciali in programma a Terni la scorsa settimana. Ma a capovolgere le carte in tavola è stato il documento - poi approvato - che è comparso sabato mattina. Un testo ignoto alla grande maggioranza dei presidenti degli Ordini che invece operava una netta scelta di campo per l'assoluta autonomia delle volontà del paziente anche in vista di un possibile rifiuto della nutrizione da parte di una persona in stato vegetativo attraverso le Dat, cui il medico potrebbe opporre solo la personale obiezione di coscienza.

In tal modo la Fnomceo si pone in rotta di collisione con quanto prevede il ddl Calabrò, che esclude che nelle Dat possa essere contemplato il rifiuto di alimentazione e idratazione, richiamandosi alla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili. In questo testo - all'articolo 25 comma f - si impone agli Stati di «prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità». Si tratta di una prescrizione aggiunta dopo la tragica fine di Terri Schindler Schiavo, per evitare il ripetersi di ncora una volta, come più volte è affiorato nel dibattito parlamentare di questi ultimi mesi al Senato, si fa passare per libertà consapevole del paziente quella che è una rinuncia ad affrontare in modi e con mezzi adeguati quei momenti della vita che appaiono particolarmente difficili». È il commento critico dei deputati del Pd Paola Binetti e Marco Calgaro al documento della Federazione dei medici sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. «Con un linguaggio quanto meno ambiguo - spiegano i due esponenti del Partito democratico in una nota diffusa ieri - il documento fonda l'alleanza terapeutica su di un diritto mite, mentre il riferimento più corretto sarebbe stato quello a un diritto giusto». Nel testo degli Ordini «la nutrizione e l'idratazione medicalmente assistite appaiono da un lato come i parametri essenziali per descrivere la libertà del paziente oppure come il segno dell'ostilità di un medico afflitto da una crudele sindrome di accanimento, cosa che nessuno vuole né ritiene possibile». Invece, notano Binetti e Calgaro, «si trascura del tutto il fatto che nutrizione e idratazione sono gli equivalenti efficaci di quel progetto di cura che definisce il paradigma del principio di giustizia come ricordato nel documento stesso». «Non stupisce quindi - è la conclusione dei due parlamentari - che Ordini dei medici di antica tradizione e di forte composizione come quelli di Milano, Bologna e Roma e molti altri non abbiano voluto sottoscrivere il documento e che l'associazione dei medici cattolici lo abbia fortemente contestato e contrastato».

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