PERCHE' SONO USCITO DAL PD

L'intervista di Marco Calgaro al IL NOSTRO TEMPO del 29.11.2009 chiarisce le ragioni che hanno portato il deputato alla scelta di farsi uno dei promotori di ALLEANZA PER l'ITALIA

Marco Calgaro, parlamentare torinese del Pd ed ex vicesindaco di Torino, è uscito dal Partito democratico sulla scia di Francesco Rutelli, dopo le primarie che hanno visto l'ascesa di Pierluigi Bersani alla segreteria. Lo abbiamo voluto intervistare per capire qualcosa di più sulla sua scelta e sulle prospettive politiche che si aprono con la nascita di Alleanza per l'Italia. On. Calgaro, cosa l'ha portata ad uscire dal Pd?

Intanto voglio dirle che queste sono decisioni che non si prendono a cuor leggero. Io ho creduto nella scommessa del Partito democratico e mi ci sono impegnato fino in fondo. Inoltre fare questa scelta impone separazioni dolorose con amici veri con i quali si sono compiuti lunghi percorsi comuni. Ma per quanto mi riguarda è ormai da più di un anno che vivo male nel Pd e non mi ci sento più a casa mia. Abbiamo fatto la scommessa di costruire un soggetto nuovo nel panorama del centro-sinistra europeo, che superasse le vecchie appartenenze, un partito plurale che ci consentisse finalmente di modernizzare il Paese. Mi sembra chiaro che oggi il Pd è invece l’evoluzione del Pci, Pds, Ds. Tre fatti me lo dimostrano con molta chiarezza: l’ingresso nel gruppo europeo del Partito socialista; il fatto che stiano entrando nel partito personalità come Folena, Occhetto, Angius, Mussi, uomini per i quali ho grande rispetto, ma la cui storia politica è univoca; la assoluta mancanza di attrazione rispetto agli elettori moderati, plasticamente espressa dalla affannosa ricerca di alleanze con l’Udc, delegando così ad altri la riconquista di un elettorato che era al centro degli investimenti nel progetto originario del Pd.

Ha qualcosa da dire ai suoi elettori? In fondo l'hanno mandata in Parlamento con le insegne del Pd e adesso la vedono cambiare casacca…Io ritengo di essere strafedele agli elettori della ex-Margherita che hanno contribuito a mandarmi in Parlamento e ritengo di rappresentarli; piuttosto vorrei porre io un interrogativo. Nell’ultimo congresso della Margherita abbiamo deciso di confluire nel Pd decidendo però all’unanimità che tra le condizioni poste ci sarebbe stata quella di non confluire nel Partito socialista europeo. Mi chiedo se quegli elettori si sentano più traditi da me o da tutti gli ex dirigenti della Margherita che, facendo parte della direzione nazionale del Pd, hanno lasciato Rutelli praticamente da solo a votare contro l’ingresso nel Pse dei nostri eletti, rinunciando così al progetto ambizioso che tutti avevamo sognato.Cattolici nel Pd. L’amalgama tra i diversi riformismi è davvero così difficile?C’è chi, provenendo da svariate culture e storie politiche, si è impegnato con grande serietà e  onestà intellettuale alla riuscita di questo tentativo. Registro con dispiacere che non vi è ad oggi uno solo dei grandi temi sui quali si costruisce il futuro di un Paese moderno sul quale noi siamo stati in grado di caratterizzarci con delle proposte davvero innovative. Sulla riforma della scuola, della pubblica amministrazione, dell’università, della giustizia, sulle proposte per far ripartire lo sviluppo, aiutare le piccole e medie imprese, incentivare la natalità, aiutare le famiglie, affrontare il binomio immigrazione-integrazione abbiamo sempre giocato “in difesa” e ci siamo caratterizzati più per una tendenza a conservare l’esistente che per la scommessa su politiche innovative. Tutto questo per la difficoltà a costruire progetti condivisi, l'eccessivo collateralismo col sindacato e la scarsa indipendenza da una serie di lobby molto forti nel partito: magistrati, professori universitari, pubblico impiego.Come immagina Alleanza per l’Italia?La immagino come un soggetto politico innovativo, attento ai giovani, moderato e riformatore, chiaramente collocato nel centro-sinistra ma libero dai lacci di vecchie appartenenze, con una forte ispirazione cattolica ma laico e aperto a tutte le culture liberaldemocratiche e ambientaliste. Deve caratterizzarsi non con programmi di migliaia di pagine, ma con quattro-cinque proposte guida sui temi più urgenti per il Paese. Soprattutto deve affermare con tutta chiarezza di non avere come finalità la costruzione di un nuovo partitino, ma quella di mettere insieme chi (e saranno tanti) non si riconosce più nel Pd attuale, ancorando saldamente al centro-sinistra l’Udc  e quei settori più moderati del centro-destra che stentano a riconoscersi in un polo ormai completamente dominato dalla cultura leghista e dal peggior berlusconismo.Volete migliorare il bipolarismo in vista di un'alternanza in stile europeo o scassarlo per far tornare un grande e inamovibile centro?C’è ben poco di una alternanza in stile europeo in un Paese nel quale la collocazione bipolare non è nata sul binomio progressisti-conservatori, ma su quello berlusconiani-antiberlusconiani, costringendo molti a collocazioni innaturali e facendo emergere una situazione ormai chiarissima: nessuno dei due poli, pur avendone avuto la possibilità, è stato in grado di governare. Il paradosso attuale di un centro-destra in via di sfaldamento, pur con una maggioranza che non si vedeva dal dopoguerra, la dice lunga sul fatto che si è di fronte ad un deficit politico cui non si pone rimedio con delle formule elettorali, ma per l’appunto con un profondo ripensamento culturale sul perché si è in queste condizioni.Casini si aspetta due milioni di voti. Condivide la previsione?Oggi non mi interessa questo tipo di ragionamento, siamo neonati e il nostro primo obbiettivo è mostrare al Paese che siamo seri, innovativi, determinati e con un progetto chiaro che le ho illustrato prima e ha per traguardo le prossime elezioni politiche. Dobbiamo seminare, essere coraggiosi e avere lo sguardo lungo. Il contrario di ciò che ci offre il panorama politico odierno: la preoccupazione di comparire sui media ad ogni costo a prescindere dai contenuti e un processo decisionale tutto finalizzato al consenso immediato, usa e getta, dominato dai sondaggi quotidiani.Quali prospettive per Api e come intravede la sua nuova avventura politica?Alleanza per l’Italia è un soggetto che si colloca stabilmente nel centro-sinistra. Ci stiamo muovendo in due direzioni, quella organizzativa, e stiamo con soddisfazione raccogliendo interesse e disponibilità dappertutto, e quella programmatica, il grande progetto per il Paese, il cui primo appuntamento sarà la convention dell’11 e 12 dicembre a Parma. Stiamo muovendoci con calma, determinazione e serietà, guardando alle prossime elezioni regionali. Essendo tra i soci fondatori del progetto non posso che essere entusiasta.

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