NOI TEODEM E l'AYATOLLAH

Egregi,

Vi invitiamo a visionare l'articolo di Luigi Bobba e Marco Calgaro recentemente apparso su EUROPA.

Buona lettura 

Noi teodem e l'ayatollah  

LUIGI BOBBA - MARCO CALGARO 

L’ayatollah del cattolicesimo democratico - Franco Monaco, su Europa del 18 febbraio - non ha perso l'ennesima occasione per sparare le sue ultime cartucce contro i teodem. Sport tanto inutile quanto frutto probabilmente di qualche eccesso di bile di cui l'autore ha dato comprovata e conti­nuata testimonianza.Ultimo motivo per scaricare la sua malcelata rabbia è l'uscita della Binetti dal Pd. Ma l'articolo è un'occasione per recapitare il conto a tanti, compresi Rutelli e Veltroni, rei di aver candidato la Binetti prima nella Margherita, poi nel Partito democratico.Finalmente il matrimonio è stato annullato - annuncia Monaco riferendosi a quello tra la Binetti il Pd- perché mai regolarmente celebrato "per vizio di origine e di consenso". Così la pietra tombale è posta e la fastidiosa pattuglia teodem definitivamente liquidata. Peccato, perché temiamo che Monaco possa essere colto da una crisi di astinenza, non potendo più esercitare la sua ormai logora logica argomentativa.Ma, a parte le facezie, non scriviamo per difendere la scelta di Paola Binetti, ma per mostrare come l'esperienza teodem abbia posto problemi che ancora sono oggetto del confronto politico-culturale di questi giorni. Intanto se Monaco deve attaccare qualcuno per il termine teodem, deve volgere la vis polemica verso chi scrive e in particolare verso Luigi Bobba che per primo ha utilizzato, seppur provocatoriamente, il termine.«Espressione - dice Monaco - contraddittoria e persine blasfema sotto il profilo religioso e in radice incompatibile non dico con un partito laico ma, di più, con ogni partito moderno».trattasse di un efferato omicidio, non riusciamo veramente a capire perché l'espressione sia «blasfema». Perché, analogamente, lo sarebbero anche quelle di "cattolico-democratico" o "democratico cristiano" o "cristiano sodale". Tutte contengono un riferimento a una specifica confessione religiosa, che l'espressione teodem dice in termini più moderni e pensiamo, giornalisticamente, più efficaci. Forse il successo della parola, entrata anche nel dizionarietto della lingua italiana della Treccani, sta proprio nella sua modernità, mentre le altre espressioni evocavano qualcosa di già visto e persine un po' datato.Sta di fatto che la parola "teodem" contrapponendosi a "teocon" indicava in modo sintetico che si poteva essere allo stesso tempo fedeli al magistero sociale della Chiesa e militare in formazioni politiche di centrosinistra. E questo termine, diversamente da teocon (di provenienza anglosassone) è, come osserva ancora il dizionarietto della Treccani, una «creatura tutta italiana».Se c'è un merito che rivendichiamo è proprio questo: non aver lasciato alla destra il monopolio della rappresentanza dei cattolici praticanti, senza per questo rinunciare a esercitare la responsabilità politica in modo assolutamente laico e in completa autonomia. Ma per il custode dell'ortodossia cattolico democratica, non può esistere alcuno che possa contestare la sua dottrina, ormai diventata un simulacro di un passato pur nobile e grande.Quello che Monaco non riesce a cogliere è che le categorie tradizionali del cattolicesimo democratico sono state in gran parte superate dall’emergere di questioni totalmente sconosciute ai padri fondatori di quella cultura.Non a caso nell'ottobre 2008, l’Associazione PeR - Persone e Reti - raccogliendo il meglio della stagione teodem presentò un documento dal titolo "Per una moderna laicità" che, a detta di molti autorevoli dirigenti del Pd e del centrosinistra - compreso l'attuale segretariorappresenta forse lo sforzo più avanzato di rielaborare una categoria - quella della laicitàche è stata fonte di non pochi conflitti. Per questo siamo convinti che abbiano fatto bene Rutelli prima e Veltroni poi, a valorizzare nelle formazioni politiche che hanno rispettivamente guidato - questa originale presenza politica con forti radici nel cattolicesimo popolare.Dunque nessun "equivoco Teodem"; anzi, come ha sostenuto recentemente il segretario del Pd Bersani, un partito che vuole essere insieme laico, popolare e nazionale non può non cogliere l’originale apporto che le confessioni religiose generano in termini di valori presenti nella società civile.In un tempo dove insieme al permanere della secolarizzazione, c'è una persistenza e perfino un ritorno del fattore religioso, chi esercita una responsabilità politica, credente o non, è chiamato a misurarsi con questa novità ben presente nello spazio pubblico della nostra vita sociale.Così come chi prende parte a un'avventura come quella del Pd o di altre formazioni del centro-sinistra, non può non fare i conti - indipendentemente dal suo essere credente oppure no - con la serrata critica al relativismo che viene dal magistero dell'attuale pontefice. Ignorandola, si dichiara una specie di resa al predominio di un individualismo onnivoro che consuma tutte le forme del legame sociale e della solidarietà. Se diversi parlamentari se ne sono andati dal Pd - per ragioni molteplici -, questo anziché generare un senso di malcelata liberazione (come trapela dalle parole di Monaco), dovrebbe invece spingere a interrogarsi su come promuovere un confronto più spregiudicato e più approfondito all’interno del Pd, per giungere a una identità più chiara, semplice, convincente e inclusiva delle diverse culture fondative del Pd delle origini.

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