Intervento di Marco Calgaro alla Camera dell'8 giugno 2010

Intervento di Marco Calgaro sul testo della proposta di Legge : Disposizioni in materia di organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale

Onorevole Presidente, Onorevoli Colleghi, singolarmente la proposta di legge Disposizioni in materia di organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale fa riferimento al solo Decreto Legislativo 502 del 1992, non richiamando il Decreto Legislativo 229/1999. Quasi a confermare il desiderio di rimuovere la razionalizzazione introdotta dall’allora Ministro della Sanità onorevole Bindi! Nel corso degli ultimi dieci anni, tre Legislature, in realtà il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale ha subito il contraccolpo di un’evidente crisi finanziaria, nonché di una gestione quantomeno politica e certamente foriera di processi degenerativi e corruttivi che da ultimo la Corte dei Conti ha opportunamente evidenziato. Questa proposta di legge non è in grado di modificare nessuno degli aspetti deteriori della gestione dei servizi alla salute dei cittadini.Per di più le proposte provengono da una parte politica che non manca, ad ogni piè sospinto, di urlare la propria opzione federalista. Ma, sorprendentemente, questa proposta di legge viola ogni prerogativa delle Regioni alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione. Noi che non condividiamo chimere federaliste purché siano, e che, al contrario, sosteniamo il regionalismo della sanità ed il suo territorialismo come presupposti di un autentico inveramento delle promesse di tutela della salute di ogni cittadino, ci attestiamo sul parere espresso dalla Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali. Due volte questa Commissione ha dato parere contrario, la prima quando ha preso visione del testo originario, la seconda quando ha esaminato il Testo Unificato della Proposta di Legge Camera 799 ed abbinate. Ma non voglio sottacere dei Pareri della Commissione Lavoro, da prima contrario e poi favorevole con condizioni. Mi pare peraltro che quella Commissione abbia introdotto un “caveat” che il testo a noi sottoposto non soddisfa in nulla, quando ha raccomandato di introdurre una clausola di coordinamento che affermasse il carattere accessorio e cedevole delle norme procedurali e di dettaglio concernenti le diverse figure professionali ed i meccanismi per la determinazione dei requisiti di accesso, sistemi di valutazione e modalità d’individuazione degli incarichi a queste riferite. Parimenti, il testo continua ad ignorare  e violare il parere della Commissione Giustizia, invadendo un’area tipicamente contrattuale, quella della responsabilità disciplinare e delle conseguenti sanzioni amministrative. Insomma, una “Caporetto” del Diritto Parlamentare ed un ulteriore invito alla giurisprudenza a tenere il luogo della legislazione.Dobbiamo dirlo: il Parlamento sta lavorando ad una modificazione dell’assetto del Servizio Sanitario Nazionale che non supererà, per certo, lo scrutinio di costituzionalità della Corte. Da un groviglio di disposizioni improvvisate, tra le quali fanno capolino invasioni dell’autonomia contrattuale oltre che delle competenze regionali, emergono linee di intervento insicure e inefficienti.Non c’è un solo passaggio di questa proposta legislativa dalla quale emerga consapevolezza ordinamentale, collegamento con la programmazione sanitaria, ragionevolezza costituzionale, disposizione alla creazione di presidi organizzativi pur necessari al funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. Invece, con molta facilità, si individuano cedimenti a questo o a quell’interesse organizzato. Così si porta nell’ambito di un presunto sforzo di razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale la vetusta questione dell’età pensionabile dei vecchi padroni della sanità. Questo Governo, che con la sua manovra finanziaria strozza lo sviluppo del Paese e dispensa severe punizioni anche ai migliori lavoratori pubblici non ha la forza di contrastare la pressione corporativa di certe categorie. Corporatività che esclude la crescita di giovani risorse nella sanità. Si vedono scorrazzare nella proposta di legge e nelle sue abbinate, Direttori Generali, Direttori di Dipartimento, Coordinatori, aspiranti libero-professionisti, tutti con un traguardo personale o categoriale. Nessuno che abbia nel mirino il buon funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. Questa legge non passerà non solo il vaglio di costituzionalità della Corte, ma neppure il vaglio di funzionamento che l’intero Paese eserciterà. Il Servizio Sanitario Nazionale, oggi, propone questioni che attengono liste di attesa pluriennali, organizzazione strumentale in accelerato e progressivo decadimento, assenza patologica del momento programmatorio, violazione potenziale ed estrema disomogeneità sul territorio nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni, disamoramento dei lavoratori, stato di abbandono degli ammalati.Le Regioni sono il livello essenziale della funzione di attività assistenziale. Compete loro, in relazione alla assegnazione dei Fondi Sanitari, la responsabilità di costruire modelli gestionali appropriati. Questo variegato, composito, confuso tentativo di riordinamento di una parte del Servizio Sanitario Nazionale non offre alle Regioni il riferimento di principi generali di cui avrebbero bisogno per indirizzare la loro produzione di rinnovati servizi sanitari locali.Ma veniamo ad un esame più puntale della legge. La verbosità legislativa, prodotto tipico della carenza di idee e di idealità, non modifica di un centimetro quadrato l’area inquinata dei requisiti e dei criteri di valutazione dei Direttori Generali. Questi restano una figura professionale che, quand’anche in possesso di tutti i necessari requisiti, viene messa in competizione nell’ambito di un circuito drogato dalla appartenenza politica.I Dipartimenti, troppo diffusamente inattuati (perché, non dimentichiamolo, sono già parte costitutiva del Servizio Sanitario Nazionale), finiscono per costituire un appesantimento burocratico. Un Direttore di Dipartimento, è noto nella scienza dell’organizzazione, è figura connettiva dell’organizzazione sanitaria. Certo non è figura sovrapposta alle strutture complesse. Nella versione addomesticata di questa congerie di proposte di legge, i Capi Dipartimento finiscono in un mare di conflitti d’interesse, perché l’interruzione del loro rapporto con le medesime strutture complesse non è stata affrontata, seriamente, in termini di copertura finanziaria. La confusione organizzativa, della quale per altro non esito a credere vi sia consapevolezza da parte del Governo, si proietta, con buona pace dell’ispirazione liberale altrettanto sventolata di quella federalista, in una organizzazione di tipo sovietico, con l’allargamento a tutti di una partecipazione al banchetto della sanità che consentirà di proseguire nella disdicevole tendenza all’oscuramento delle responsabilità.Il Servizio Sanitario Nazionale, anche nell’evoluzione giurisprudenziale, è il frutto di una logica molto affascinante ed avanzata secondo la quale le strutture pubbliche sono affiancate ed integrate dall’iniziativa privata. È un mirabile esempio di connubio di buone pratiche rivolte a realizzare la garanzia di soddisfazione dell’attesa di prestazioni da parte degli ammalati. In questa logica ricostruttiva si colloca la prestazione intra-muraria dei professionisti sanitari. Questa la logica, ecco la sua contraddizione nel disegno che scaturisce da queste proposte di legge: consentire al privato di esercitare una concorrenza ingiusta al sistema pubblico come integrato dallo stesso sistema privato. Una doppia contraddizione.In conclusione mi pare di poter dire che chi ha posto mano alla proposta di legge aveva tre obbiettivi.Il primo era quello di dare maggiore spazio nel governo clinico alla componente sanitaria attraverso il rafforzamento del Collegio di Direzione. Questo obbiettivo è senz’altro condivisibile, ma la scarsissima definizione della composizione del Comitato medesimo fa sì che sia ridicolo attribuire a questo delle funzioni precise, infatti, a seconda delle integrazioni che le regioni vorranno fare o meno il Comitato potrà avere caratteristiche di professionalità e di profilo diversissime, passando da un organismo prettamente tecnico amministrativo-sanitario, ad un organismo a spiccata valenza tecnico-sanitaria, ad un organismo abbondantemente sindacalizzato e quindi totalmente estraneo alle funzioni che gli si vorrebbero attribuire.Il secondo scopo della proposta di legge è certamente quello di fare un favore ai soliti noti, sostanzialmente cassando ogni possibilità di innovazione e rinnovamento e contribuendo definitivamente alla costruzione di una gerontocrazia antitetica ad un profilo moderno ed europeo della nostra sanità. State facendo il contrario di ciò di cui questo paese ha bisogno. Necessitiamo di trasparenza, innovazione, senso di appartenenza ad una comunità, regole certe ed uguali per tutti, e voi, anziché affrontare la riforma delle pensioni in modo omogeneo, individuate ogni giorno vere e proprie caste di persone un po’ più uguali degli altri, magistrati, professori universitari, medici….Certo che con questo approccio sarà sempre più difficile riscoprire l’orgoglio di essere italiani e ancor di più quello di essere giovani italiani.Il terzo scopo che vi siete dati è quello di fare tornare la sanità indietro di vent’anni, consentendo una sostanziale deregulation della libera professione e abolendo ogni incentivo alla libera professione intramuraria. Inoltre, grazie ad una serie di regole apparentemente cogenti ma in realtà totalmente incomprensibili, inapplicabili ed il cui rispetto è inverificabile ci fate ritornare ad un’italietta piena zeppa di regole e regolette minuziose fatte per far trionfare i soliti furbetti e non per dare un servizio sempre migliore ai cittadini.Alleanza per l’Italia avrebbe a cuore in primo luogo il ritiro della proposta di legge, per non nuocere ad un Servizio Sanitario Nazionale già ferito da tante inefficienze e se propone, come propone, alcuni emendamenti lo fa unicamente per ridurre l’area del danno.

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