Il Sen. Luigi BOBBA e l'On. Marco CALGARO quest'oggi a Torino hanno presentato il disegno di legge "Modifica al testo unico degli enti locali per il riconoscimento del diritto di elettorato attivo al compimento del sedicesimo anno di età, limitatamente alle consultazioni amministrative comunali". Obiettivo della proposta è consentire a coloro che hanno sedici anni di votare per il proprio sindaco e per il consiglio comunale, aiutando i giovani a riscoprire l'importanza di partecipare alla vita pubblica. Hanno aderito Enrico Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), Walter Veltroni (Sindaco di Roma), Sergio Chiamparino (Sindaco di Torino), Alberto Valmaggia (Sindaco di Cuneo), Ernesto Olivero (Sermig), don Antonio Mazzi (Fondazione Exodus), Giampiero Leo (Consigliere Regionale del Piemonte, Forza Italia), Cristian Carrara (Portavoce del Forum dei Giovani).
Rispetto agli altri Paesi europei, la classe dirigente italiana presenta un'età media di gran lunga più elevata (intorno ai 60/65 anni), che non solo è destinata ad alimentare il divario e il potenziale conflitto intergenerazionale, ma comporta altresì il rischio di produrre un ceto politico e parlamentare autoreferenziale e strutturalmente incapace di interpretare i processi di cambiamento economici e sociali. Nel nostro Paese la fascia degli elettori più anziani (ultra 65enni) supera quella più giovane (under 35). Secondo studi dell'Università Cattolica di Milano entro il 2020 gli elettori di età inferiore a 35 anni saranno oltre tre milioni meno di quelli di 65 e più anni.
Spiegano Luigi BOBBA e Marco CALGARO: "Secondo questo scenario l'Italia potrebbe diventare un Paese di anziani governato da anziani. I giovani verrebbero a rappresentare una minoranza, con tutte le conseguenze che tale prospettiva comporterebbe per esempio sul versante del welfare, con politiche sociali ripiegate sui bisogni degli anziani e il deteriorarsi progressivo della coesione sociale".
In Italia, come in tutte le democrazie contemporanee, i minorenni non hanno alcuna rappresentanza politica e quindi non hanno ‘voce' nella determinazione delle priorità dell'agenda politica ed istituzionale". Con questo disegno di legge si intende dare rappresentanza ai sedicenni per le elezioni comunali.
Sono noti, infatti, due dati. Il primo è che le condizioni di vita dei minori sono difficili e la loro povertà costituisce un fenomeno molto diffuso e persistente: in Italia circa il 20% dei minori, quasi 2 milioni, vive in famiglie che fanno fatica a raggiungere la fine del mese, con un reddito inferiore al consumo per beni non durevoli. Siamo cioè in presenza di una nuova forma di disuguaglianza: quella generazionale. Il secondo dato attiene invece alla partecipazione elettorale dei giovani tra i 18 e i 25 anni, che è significativamente più bassa rispetto alle generazioni adulte e anziane.
In questo contesto, il disegno di legge in esame si propone di riconoscere - per le sole elezioni del sindaco e del consiglio comunale - il diritto di voto ai cittadini che, al giorno delle elezioni, abbiano compiuto i sedici anni di età.
Dichiarano Luigi BOBBA e Marco CALGARO: "Perché proprio i Comuni? Seguendo un'intuizione del professor Giovanni Bollea, fondatore della neuropsichiatria infantile, persona che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini e ai ragazzi, consentire ai sedicenni di votare per il sindaco potrebbe rappresentare un'utile ‘prova' per farli sentire cittadini, appartenenti a una comunità locale e dunque in grado di incidere sul governo della propria città o paese. Inoltre i municipi e i sindaci sono le istituzioni che godono ancora della fiducia degli italiani. Più della metà dei cittadini del nostro Paese si identifica con il proprio sindaco. Il voto per i Comuni, le istituzioni più antiche e più vicine alle persone, potrebbe rappresentare la via per accrescere la responsabilità civica e l'attitudine alla politica dei futuri adulti. Sebbene circoscritta al solo livello comunale, la disposizione può rappresentare un primo passo nella direzione di valorizzare maggiormente le nuove generazioni e di svecchiare le istituzioni rappresentative. Del resto, allargare il diritto di elettorato attivo ad una fascia generazionale oggi poco attenta e scarsamente interessata alla vita politica, significa ‘aprire' i luoghi decisionali alla fascia di popolazione che meglio può cogliere ed esprimere i nuovi bisogni sociali ed economici e le relative esigenze di cambiamento".
In un messaggio inviato ai promotori, Walter VELTRONI ha dichiarato: "Sono convinto, anche per l'esperienza quotidiana di amministratore di una grande città come Roma che mi porta ad incontrare ogni giorno molti ragazzi e ragazze, che i giovani, nella gran parte dei casi, sono persone molto diverse da come a volte possono apparire dalle cronache quotidiane. E vivono la propria vita con molta responsabilità e attenzione alle cose del mondo, in cerca, come è giusto a quell'età, di risposte e strade da seguire, di un senso che possa riempire la loro vita. Spesso ciò che appare più inaccessibile, più lontano e difficile da capire è proprio il mondo della politica e delle istituzioni".
Conclude il suo messaggio Walter VELTRONI: "Abbiamo quindi bisogno di strumenti che aiutino a riavvicinare le istituzioni alla collettività, e in particolare a rappresentare coloro che della collettività fanno parte, ma che non hanno modo di incidere sulle scelte che li riguardano. Consentire ai sedicenni di votare per il loro Sindaco, un'istituzione antica che gode ancora di grande fiducia presso gli italiani perché a loro vicina, potrebbe rappresentare un modo per farli sentire cittadini a pieno titolo, appartenenti ad una comunità locale e dunque in grado di concorrere alla scelta del governo della propria città. Un modo, quindi, per accrescere la responsabilità civica e un atteggiamento positivo verso la partecipazione politica dei futuri adulti".