Il problema del lavoro fisso, del lavoro che crea serenità e stabilità, è sicuramente il più stringente per molti giovani e meno giovani in Italia. Eppure la sensibilità politica deve saper individuare con equilibrio quelli che sono campi magari poco esplorati, ma capaci di offrire nuovi spunti e prospettive. Il settore del servizio alla persona potrebbe essere uno di quelli. Da qui nasce l'idea di Marco Calgaro per un progetto di legge che tocca questo delicato settore. Un settore ancora oggi per la maggior parte affidato alle associazioni di volontari, all'amore dei familiari e degli amici, oppure affidato a persone, per lo più extra-comunitarie, che svolgono questo lavoro per privati, senza alcuna sicurezza (reciproca) di continuità.
Che cosa è esattamente il settore in oggetto?
Il settore dei servizi alla persona concerne tutte le attività e prestazioni effettuate a favore di privati, come i servizi alla famiglia (custodia dei bambini, sostegno scolastico), i servizi che hanno per oggetto la cura e l'assistenza a persone anziane, ammalate o non autosufficienti (cura a domicilio, preparazione di pasti, trasporti) e la qualità della vita a domicilio (lo svolgimento di lavori domestici, di cura della casa), i servizi di intermediazione (assistenza per le pratiche amministrative) o ancora i servizi legati alla casa (sorveglianza, giardinaggio).
L'allungamento della durata di vita, e l'incremento del lavoro femminile fanno si che questo settore sia in pieno sviluppo. Nuovi bisogni si stanno creando, infatti: le persone anziane necessitano di essere sempre più assistite nel quotidiano mentre le madri devono delegare ad altri la custodia dei figli o ancora il mantenimento della casa.
Lo sviluppo di questi servizi, strettamente legati al benessere e il miglioramento della qualità di vita dei cittadini e dei legami di solidarietà tra le generazioni, appare essenziale per il buon andamento della nostra società..
E' chiaro che la criticità di tale settore risiede nella sua complessità e nella sua frammentarietà. Per molte famiglie è molto più facile ricorrere al lavoratore extra-comunitario "in nero" per la custodia dei propri cari e per le pulizie domestiche, perché si evita il pagamento dei contributi sociali. Per parecchi lavoratori è molto meglio usare persone di fiducia senza pagare i contributi, onde evitare di perdere il sussidio di disoccupazione. Gli organismi che hanno a che fare con questo settore sono spesso associazioni ecclesiastiche, senza fini di lucro.
Di conseguenza è difficile per un datore di lavoro ma anche per un lavoratore sapere come operare in un tale ambito.
Al riguardo esiste una normativa di cornice (la l. 30/2003, cosiddetta Legge Biagi, poi integrata dal dg.ls. 276/2003). Nei fatti, tuttavia, tale normativa non è stata ancora attuata. La legge regola attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, ma soprattutto soggetti precari (disoccupati da oltre un anno, casalinghe, studenti, pensionati, disabili e soggetti in comunità di recupero, lavoratori extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro).
La forma del contratto non è vincolata dalla legge, purché vengano rispettati i due seguenti requisiti:
- durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell'anno solare
- compensi non superiori a 5 mila euro sempre nel corso di un anno solare.
I problemi che tale normativa impone non sono comunque pochi. In primis, il rapporto di lavoro è regolato direttamente tra datore di lavoro e lavoratore. In secondo luogo, non ci sono detrazioni che incentivano il datore di lavoro a promuovere tale tipologia di contratti. D'altra parte il datore di lavoro può beneficiare di una maggiore legalità, consistente specialmente nella copertura assicurativa per gli eventuali incidenti sul lavoro, mentre il lavoratore può integrare le sue entrate o disporre di piccole somme con prestazioni occasionali il cui compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sul suo stato di disoccupazione o non occupazione. Godrebbe inoltre di una copertura previdenziale e assicurativa.
Marco Calgaro ha rielaborato ed integrato un progetto di legge in tale settore. Se la legge attuale consiste nel disciplinare il lavoro accessorio (ovvero marginale e tendenzialmente precario), l'ambizione del progetto di legge presente sta nel fatto che si tratta di lavoro regolare, pienamente remunerato e fattore di crescita.
Il progetto di legge pensato da Marco Calgaro, infatti, mira a strutturare e stabilire il settore dei servizi alla persona, creando occupazione in un settore potenzialmente dinamico, lottando contro il lavoro irregolare e promuovendo l'occupazione femminile.
Tale progetto prevede, come punti essenziali:
1. La semplificazione delle pratiche amministrative:
- Mediante il Calcolo dei contributi da parte degli enti competenti (Inps, Inail).
- Mediante il coordinamento dei diversi organismi (aziende private, servizi pubblici, Terzo settore) operanti nel settore :
- Mediante la creazione di un albo nazionale degli organismi accreditati per i servizi alla persona.
2. Gli incentivi fiscali e contributivi :
- Mediante detrazioni fiscali per il datore di lavoro (sull'imposta su reddito, basato su una quota dell'ammontare delle spese per le prestazioni)
- Mediante detrazioni fiscali per il finanziatore (sull'imposta sul reddito o sui contributi sociali)
3. La lotta contro il lavoro sommerso e valorizzazione del settore dei servizi alla persona :
- Mediante programmi di formazione professionale
- Mediante strutture che organizzano l'incontro tra domanda e offerta regolare
Le attività di servizi alla persona verrebbero retribuite attraverso la consegna di buoni lavoro, acquistati in precedenza dai datori di lavoro presso le rivendite autorizzate. I buoni potrebbero essere acquistati dal datore di lavoro direttamente o finanziati dalle aziende, nel quadro di una politica che mira al benessere dell'impiegato (come i buoni pasti) o dalle enti pubblici per pagare dei servizi sociali (come i titoli sociali previsti all'art. 17 della Legge 8 novembre 2000, n. 328).