ENRICO LETTA: "RAPPORTI SOLIDI CON L'UDC. STOP ALLE VECCHIE ALLEANZE".

C'è da parlare della conferenza programmatica del Partito democratico, del suo nuovo corso politico, delle alleanze che si vanno delineando e della legge elettorale per le europee. Ma quando Enrico Letta mi si siede davanti il primo istinto è quello di soddisfare una curiosità repressa da giorni. Un articolo del Giornale del 4 novembre lo dava in partenza per la Toscana, destinazione Regione, missione governatore. «Non so chi abbia messo in giro quella voce, ma la considero una bufala, un'ipotesi che non esiste». Si legge, nell'articolo, che qualcuno cerca di allontanarlo da Roma perché rappresenta un pericolo per la leadership di Walter Veltroni. «I soliti gossip giornalistici » mi liquida lui, e mi fa cenno di passare oltre. Anche perché l'agenda del Pd, a dispetto di chi parla di 'traversata nel deserto', è fitta di appuntamenti. «La conferenza programmatica (che si terrà probabilmente ai primi di febbraio, ndr) è forse il più importante di tutti». E al Nazareno si stanno dando da fare per arrivarci con i compiti già fatti: «In questo periodo di ?opposizione? dobbiamo affrontare due priorità: portare a compimento un grande lavoro di elaborazione delle idee che ci permetta di vincere nel futuro, e ?costruire? il partito in tutti i territori. Perché in questo senso il Pd ancora non c'è: c'erano i Ds e c'era la Margherita, ma noi dobbiamo radicare il Pd nel tessuto del Paese» (...).

Quali idee potrebbero favorire un avvicinamento fra partito e territorio?

«Io ho proposto questo slogan: dobbiamo scegliere di parlare delle cose di cui si parla la sera a cena nelle famiglie italiane. Dobbiamo essere un partito che discute di cose concrete e ?concretezza? è un'altra parola d'ordine che dobbiamo adottare».

Riuscirete a portare questi temi al tavolo della conferenza programmatica?

«Certamente. Anzi, cominceremo ad affrontarli prima. Annuncio dal suo giornale che un momento importante di questo lavoro sarà la conferenza nazionale sul welfare (di cui Letta è ministro ombra in carica, ndr) che si terrà a Roma il 27 e 28 novembre. Dalla capitale, poi, ci sposteremo sui territori con venti conferenze regionali. Sarà un appuntamento forte perché sul welfare, secondo me, si gioca buona parte del nostro sforzo di cambiamento in termini di ?parole d'ordine?».

Il tema del cambiamento, rafforzato dall'elezione di Barack Obama, sembra permeare la politica del centrosinistra. La sensazione è che il Pd sia alla ricerca di un avvenimento catartico, di una svolta...

«No, penso che il partito non abbia bisogno di un cambiamento storico. Oggi la priorità per noi è sapere che, sebbene gli elettori ci abbiano mandato all'opposizione, la nostra vocazione resta quella di candidarci a governare e di governare il Paese. A partire dal 33, 34 per cento di consenso elettorale che abbiamo raggiunto dobbiamo crescere e puntare a costruire il 51 per cento. Lavorando su contenuti e radicamento e non sulle svolte epocali».

Per arrivare al 51 per cento però la strada non è breve, e riporta in auge il tema delle alleanze con i partiti minori del centrosinistra.

«Per quanto riguarda le alleanze di carattere nazionale c'é tempo per decidere. Io in prospettiva penso che il nostro rapporto dovrà essere un rapporto solido, programmatico e strategico con l'Udc. E poi attorno a questo vedremo cosa altro dovrà esserci, perché credo che non basterà per raggiungere gli obiettivi. Ma le alleanze le creeremo sulla base delle idee e del programma: mai come questa volta abbiamo imparato che le intese non si fanno sull'ideologia, ma su un disegno concreto. E abbiamo anche capito che a sinistra l'alleanza fatta su schemi come quelli del passato, purtroppo, non funziona».

In tutti i casi, mi sembra di capire, la vocazione maggioritaria verrà messa da parte.

«La vocazione maggioritaria è un'ambizione, che però ha bisogno di alleanze se i numeri non bastano. E se i numeri non basteranno, mi sembra evidente che in futuro dovremo parlare di alleanze».

Movimenti come quello di Vendola, in uscita dal Prc, potrebbero essere assorbiti dal Pd?

«Il problema per ora non si pone, diciamo che siamo ancora alle considerazioni giornalistiche. In generale vorrei che il Pd pensasse più agli elettori che ai dirigenti politici».

Arriverete a una mediazione con la maggioranza per modificare la legge elettorale europea?

«Mi sembra molto difficile. Da parte del centrodestra c'è stato un atteggiamento molto muscolare. Le preferenze sono irrinunciabili e credo che ci sia bisogno di un sistema elettorale che aiuti la partecipazione dei cittadini. Alla fine la cosa più probabile sarà il mantenimento dell'attuale».

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