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Una riunione senza i big nazionali. Fa discutere la scelta degli amministratori del Nord di riunire il coordinamento del Pd oggi a Milano senza invitare i parlamentari. Una scelta che questa mattina dovrebbe mettere intorno a un tavolo governatori di Regione come Vasco Errani (Emilia), Mercedes Bresso (Piemonte), Claudio Burlando (Liguria). Sindaci come Sergio Chiamparino (Torino) o la genovese Marta Vincenzi, il bolognese Sergio Cofferati o il veneziano Massimo Cacciari. Ma non gli eletti in Parlamento. Ciò che porterà a esclusioni vistose di personaggi come Pierluigi Bersani, Piero Fassino, Enrico Letta, che in questi anni hanno fatto della questione settentrionale il centro del loro impegno politico nel partito fino a battere palmo a palmo la Padania per tentare l´impresa spesso disperata di strappare consensi al centrodestra nelle sue roccaforti...
Svista o esclusione voluta? Ufficialmente si tratta di un problema logistico. L´incontro è organizzato dai segretari regionali: «Non potevamo tenere un´unica riunione, i parlamentari del Pd eletti nel Nord sfiorano il centinaio», sostiene Gianfranco Morgando, numero uno del partito in Piemonte. E per questo è già stato «organizzato un appuntamento il 13 febbraio in cui riunire i parlamentari». A questa versione tranquillizzante sembrano adeguarsi i pezzi da novanta del Pd settentrionale. Ma non tutti accettano questa versione. Marco Calgaro, ex vicesindaco di Torino oggi deputato di area cattolica, spara a zero: «Sindaci e presidenti di regione non possono trattarci in questo modo. Sbagliano a pensare di presentaci tra un mese la pappa fatta chiedendoci semplicemente di aderire a quel che hanno deciso loro. Rischiamo di replicare a livello locale gli errori che imputiamo al partito nazionale: non ha molto senso sostituire il leaderismo dei vertici con quello dei sindaci».
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| Repubblica(10-01-09).pdf | 170.11 KB |