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«L'analisi di Sacconi mi sembra ragionevole. E sono convinto che sia tra i medici che tra molti non credenti, i dubbi per la piega che sta prendendo la vicenda di Eluana Englaro siano ormai tantissimi». Parla da parlamentare del Pd e da oncologo chirurgo, il deputato Marco Calgaro, tra i primi in Piemonte a far sentire la propria voce contro il tentativo del presidente della Regione Mercedes Bresso di coinvolgere le strutture ospedaliere nell'accoglienza della giovane.
Eppure la Bresso ha ribadito la sua disponibilità due volte nel giro di ventiquattr'ore.
È necessario fare chiarezza, innanzitutto dentro il mio partito. Non si può più tollerare chi dà giudizi sugli altri, tacciando chi non si allinea al pensiero della base ex diessina come servo dei vescovi. Il fatto religioso, nel caso Englaro, per me conta, ma non può essere usato a pretesto per una riflessione ideologica.
A cosa si riferisce? All'uso delle parole, innanzitutto. Tra i medici ormai c'è una netta prevalenza di chi, avendo contatto diretto con casi simili a quelli che hanno coinvolto Eluana, sa benissimo che lo stato vegetativo persistente non è per nulla confrontabile con lo stato terminale, né tanto meno col coma profondo o con la morte cerebrale. In realtà, si fa di tutto per non parlare di eutanasia ma si finisce per arrivarci comunque. Togliere acqua e cibo a una paziente equivale a un'eutanasia passiva per fame e per sete. Su questo punto, però, nel suo partito non si è trovato un accordo. C'è stato un confronto serio su un tema delicato. Sono inutili le contrapposizioni politiche e invece è necessario garantire libertà di scelta ai singoli parlamentari. Che non vuol dire libertà di coscienza. Così il Pd misura davvero il suo grado di pluralismo e dà pieno riconoscimento alle diverse posizioni di tutti. Altrimenti comincio ad avere dei dubbi sul fatto di starci. È d'accordo con Veltroni che chiede alla politica un passo indietro? È giusto che la politica si tenga fuori dal caso singolo e questo è un messaggio diretto certamente alla Bresso. Per quanto riguarda la necessità di una legge, sarà poi compito delle istituzioni farsene carico tenendo conto dei principi di tutti. Per quanto mi riguarda, sono convinto che in tanti nel Pd la pensano come me, a partire dagli ex popolari. Cosa pensa del nuovo intervento del ministro Sacconi? Mi sembra ragionevole. Il pronunciamento della Cassazione non obbliga nessuno a intervenire, mentre bisognerebbe prendere atto di un altro parere: quello del Comitato nazionale di bioetica, secondo cui idratazione e alimentazione non possono essere considerate come terapie.
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