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Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, esce allo scoperto e all' indomani dell' accordo tra governo, imprese e sindacati (tranne la Cgil) dà un giudizio positivo sulla riforma della contrattazione e ne rivendica la continuità rispetto a quanto successo sotto il governo Prodi, di cui lo stesso Letta era sottosegretario alla presidenza. Una posizione che il giovane politico non si nasconde «dispiacerà a qualcuno» nel Partito democratico.
I firmatari dell' accordo parlano di svolta nelle relazioni industriali. «È una svolta nel senso che, pur arrivando nel bel mezzo della crisi economica e finanziaria, l' intesa conclude finalmente una lunga trattativa. Anche sotto il governo Prodi si lavorò per valorizzare il secondo livello di contrattazione, tanto che nel protocollo sul welfare c' era l' incentivazione della quota di produttività dei salari. Ma si tratta anche di una svolta culturale, positiva». Perché? «Perché si passa da un modello di relazioni industriali dialettico a uno partecipativo». E sui contenuti della riforma qual è il suo giudizio? «Sono importanti la triennalità dei contratti, anche questa già concordata per il pubblico impiego durante il governo Prodi, il fatto che gli aumenti decorreranno dall' inizio e non da quando viene rinnovato il contratto. E anche l' inflazione prevista al netto della componente energia mi sembra una soluzione equilibrata». Secondo il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, invece si tratta di un accordo che ridurrà le retribuzioni mentre, con la crisi, ci vorrebbe ben altro. «Parte di questi argomenti sono validi, ma ciò non deve far dare un giudizio negativo sull' accordo. È vero che adesso più che produttività da redistribuire ci sono posti di lavoro da salvare. E quindi ha ragione Epifani a dire che oggi bisognerebbe mettere in campo soprattutto nuovi ammortizzatori sociali. Ma questa riforma dei contratti rappresenta potenzialmente una svolta perché, quando la crisi sarà passata, potrà contribuire a far ripartire l' Italia alla stessa velocità europea». Fare la riforma degli ammortizzatori sociali costa. «Lo so e so anche che per questo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dice che non è il momento della riforma. Ma io mi chiedo: se non la facciamo adesso, con l' obiettivo di dare a tutti i lavoratori un moderno sistema di ammortizzatori sociali, quando la facciamo?». Sacconi e il ministro dell' Economia, Giulio Tremonti, le risponderebbero che non ci sono i miliardi di euro che servirebbero. «Ci vogliono risorse straordinarie? Propongo di mettere un contributo sui redditi alti, compresi quelli dei parlamentari, per dare un segnale, sul modello Obama, di quali sono le vere priorità». Secondo il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, Epifani è stato condizionato dalle prossime elezioni europee, dove si parla di una candidatura dello stesso segretario nelle liste del Pd. «Non credo che ci siano motivazioni politiche nelle scelte della Cgil, che purtroppo aveva espresso critiche già nelle settimane e nei mesi scorsi. Mi auguro che il confronto resti aperto e porti tutti i sindacati a convergere. Lo considero possibile, visto che le distanze non sono enormi». Lei è favorevole a candidare Epifani alle Europee? «Ho detto che non c' è un legame tra le due cose. E quindi non voglio farlo. E comunque il partito non ha ancora affrontato il tema delle candidature». L' accordo senza Cgil avrà l' effetto di un altro scossone sul Pd: una parte si schiererà con Epifani e un' altra con Bonanni e Angeletti. Massimo D' Alema propone che ci sia un referendum tra i lavoratori «Non è questione di stare con l' uno o con l' altro. Per noi il nostro punto di riferimento deve restare il programma del partito, che appunto prevedeva una riforma contrattuale che mettesse la produttività al centro».
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| Corsera(24-01-09)LETTA.pdf | 145.06 KB |