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Torino che marcia per il lavoro. Torino che ha paura... Sembrano lontanissime le luci delle Olimpiadi. Sembra lontanissima la corale festa sul Po, quando venne presentata la nuova Cinquecento. Nel parliamo con Giuseppe Berta, torinese, storico dell'economia (insegna alla Bocconi) che la sua città ha studiato in tanti aspetti della sua storia e soprattutto in quelli che riguardano il lavoro.
Perché proprio Torino?
«Perché Torino è in questo senso, nelle difficoltà d'oggi che toccano il mondo intero, sovraesposta. Le radici della crisi non sono industriali, ma la crisi ha fatto sentire i suoi effetti nefasti sull'industria e in particolare su quella automobilistica, che è la prima industria nazionale e il cuore stesso, ancora di Torino. La drammaticità viene dalla rapidità con cui la crisi si è manifestata. Tutto è avvenuto all'improvviso dopo che per un lungo periodo la città aveva giocato la carta della diversificazione, con importanti risultati, sul terreno della nascita di nuovi servizi e della affermazione di nuove attività. In sei mesi lo scenario s'è corrotto in un orizzonte nero».
C'è una risposta possibile? Quale strada seguire?«Tutto segnala un problema di mancanza di liquidità che incombe sul sistema delle grandi imprese. È come se si pompasse sangue nelle vene di un malato, senza esser riusciti a eliminare i grumi che ostruiscono il fluire del sangue. Che fare, allora? Bisognerebbe riuscire a ridare fiato alle imprese, attraverso il credito. Ma le soluzioni andrebbero cercate, radiografando accuratamente il nostro sistema produttivo, caso per caso, distretto per distretto, territorio per territorio. Bisognerebbe dall'altro lato ampliare al massimo la gamma della garanzie degli ammortizzatori sociali, per soccorrere le situazioni sociali più gravi e per ridare dinamismo ai consumi. Ma soprattutto, per quanto riguarda in particolare l'auto, bisogna continuare lungo la strada dell'innovazione. Per l'auto eletttrica. Bisognerebbe ricordare ad esempio il tentativo del povero Andrea Pininfarina, che aveva scommesso appunto sull'auto elettrica, su nuovi propulsori».Come sta reagendo Torino?«Sta reagendo bene, cioè con una elevata capacità di reazione. D'altra parte nella sua storia ne ha vissuti tanti di momenti drammatici. Ha imparato a mantenere la speranza. Anche se in questo caso è difficile. Si sono sempre vissuti conflitti aspri, ma finora si aveva avuto la certezza di poterne uscire con sacrifici ma anche con un bilancio positivo, nel segno del progresso...».Che cosa pensa del progetto del ministro Sacconi, per regolamentare gli scioperi nei trasporti?«Credo che regole fosse necessario immaginarle. Regole nuove di fronte alla nuova complessità del sistema. La mappa del trasporto pubblico sta cambiando interamente. Basterebbe pensare all'alleanza possibile tra Roma e Milano... ma non si pensi di poter gestire le trasformazioni, escludendo il conflitto. Non si pensi di poter abolire il conflitto per decreto».
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| Unita(28-02-09)BERTA.pdf | 131.32 KB |